Colonia di gatti liberi che vive al Santuario – convivenza naturale tra persone e animali.

Salvare non significa ingabbiare: convivere con i gatti liberi in Sicilia

Ogni estate, in Sicilia, succede la stessa cosa.

Foto di gattini ovunque.
Appelli continui.
Cucciolate “da salvare”.
Persone convinte che qualsiasi gattino trovato all’aperto debba essere immediatamente portato via dalla strada, separato dalla madre e inserito in un circuito di stalli, gabbie, adozioni e case.

Ma siamo sicuri che salvare significhi sempre togliere libertà?

Al Santuario Sotto la Panca ci poniamo spesso questa domanda.

Perché esiste una differenza enorme tra aiutare un animale in pericolo e pensare che ogni animale libero debba essere controllato dagli esseri umani.

I gatti non sono nati per vivere chiusi

In molte zone della Sicilia, così come in Grecia, Turchia o Cipro, i gatti convivono storicamente con le persone in uno stato di semi-libertà.

Vivono nei cortili, vicino ai porti, nelle campagne, nei piccoli paesi, tra le case e gli ulivi.

Non sono “gatti di nessuno”.

Sono animali che condividono il territorio con gli esseri umani.

Per secoli questa convivenza è esistita senza trasformare ogni gatto in un animale da appartamento.

Oggi invece sembra che qualunque forma di vita libera debba essere immediatamente controllata, rinchiusa o gestita.

Una mamma gatta che lascia i cuccioli non li sta abbandonando

Uno degli errori più frequenti riguarda i cuccioli trovati da soli.

Molto spesso le persone vedono dei gattini senza la madre e pensano immediatamente che siano stati abbandonati.

Ma una mamma gatta lascia spesso i cuccioli per ore mentre cerca:

  • cibo;
  • acqua;
  • un luogo sicuro;
  • riparo.

Portare via immediatamente i piccoli può significare separarli inutilmente dalla madre.

Secondo diverse organizzazioni veterinarie e rescue internazionali, quando i cuccioli non sono in pericolo immediato è spesso consigliabile monitorare la situazione prima di intervenire.

Il problema non sono i gatti. È il modo in cui abbiamo costruito il mondo

Molte persone parlano dei gatti randagi come se fossero “fuori posto”.

Ma forse dovremmo chiederci il contrario.

Perché consideriamo normale:

  • distruggere habitat;
  • cementificare territori;
  • costruire strade ovunque;
  • usare pesticidi;
  • eliminare spazi naturali;

…e consideriamo invece “un problema” degli animali che cercano semplicemente di vivere?

La verità è che gli esseri umani hanno progressivamente occupato quasi ogni spazio disponibile, dimenticando che il territorio non appartiene solo a noi.

Anche i gatti, gli uccelli, le volpi, i ricci e gli altri animali hanno diritto a esistere.

Salvare non significa possedere

Aiutare un animale non dovrebbe significare trasformarlo automaticamente in proprietà umana.

Esiste una differenza tra:

  • proteggere;
  • curare;
  • aiutare;

e controllare completamente la vita di un animale.

Alcuni gatti hanno realmente bisogno di essere recuperati:

  • animali feriti;
  • cuccioli in pericolo reale;
  • gatti investiti;
  • animali malati;
  • soggetti vittime di violenza.

Ma non tutti gli animali liberi sono animali “da salvare”.

A volte il gesto più rispettoso è lasciare che un animale continui a vivere nel proprio ambiente, aiutandolo senza privarlo della libertà.

La Sicilia potrebbe convivere con i gatti in modo diverso

In molte isole del Mediterraneo i gatti vivono liberi tra le persone.

Chi visita alcune zone della Grecia o della Turchia spesso rimane colpito dalla naturale convivenza tra esseri umani e animali.

I gatti dormono nei porti, nei ristoranti, nelle piazze, vicino al mare.

Non vengono considerati intrusioni da eliminare.

Forse dovremmo recuperare anche in Sicilia questa capacità di condividere il territorio.

Non significa ignorare la sofferenza animale.
Significa smettere di vedere la libertà come qualcosa da correggere.

Il vero aiuto è creare un territorio meno ostile

Proteggere gli animali non significa necessariamente rinchiuderli.

Significa anche creare luoghi dove possano vivere senza essere continuamente minacciati.

Questo vuol dire:

  • meno violenza contro gli animali;
  • più rispetto delle colonie feline;
  • cure veterinarie quando necessarie;
  • alimentazione controllata;
  • riduzione del traffico pericoloso;
  • meno avvelenamenti;
  • meno distruzione ambientale.

La convivenza è possibile.
Ma richiede un cambiamento culturale.

Il ruolo del Santuario Sotto la Panca

Il Santuario Sotto la Panca non crede che ogni animale debba vivere chiuso o controllato.

Crediamo però che ogni animale abbia diritto a sicurezza, rispetto e protezione quando si trova realmente in difficoltà.

Per questo aiutiamo:

  • animali feriti;
  • cuccioli in pericolo reale;
  • gatti vulnerabili;
  • animali salvati da maltrattamenti e sfruttamento.

Ma crediamo anche che il mondo debba imparare nuovamente a convivere con gli animali liberi, senza considerarli automaticamente un problema da rimuovere.

👉 Leggi anche:Adotta un animale salvato

👉 Scopri il nostro progetto: Chi siamo

🌿 Restituire spazio agli animali

Forse il futuro non consiste nel controllare sempre di più gli animali.

Forse consiste nel lasciare finalmente un po’ più di spazio anche a loro.

Perché salvare non dovrebbe significare togliere libertà.

Dovrebbe significare permettere agli animali di vivere con meno paura, meno violenza e più rispetto.

Anche quando scelgono di restare liberi.

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