Il territorio non appartiene solo agli esseri umani
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Per molto tempo gli esseri umani hanno parlato della natura come se fosse qualcosa da conquistare, gestire o controllare.
Boschi da sfruttare.
Campagne da trasformare.
Animali da spostare.
Territori da occupare.
Ma raramente ci fermiamo a considerare una possibilità molto semplice:
E se il territorio non appartenesse soltanto a noi?
Gli animali non stanno “invadendo” le nostre città
Ogni volta che una volpe entra in un centro abitato, che un cinghiale attraversa una strada o che una colonia di gatti vive vicino alle case, molte persone parlano immediatamente di “emergenza”.
Ma gli animali non stanno invadendo il nostro spazio.
Molto spesso siamo stati noi a distruggere il loro.
Negli ultimi decenni abbiamo:
- cementificato aree naturali;
- eliminato habitat;
- costruito strade ovunque;
- ridotto gli spazi selvatici;
- trasformato campagne e coste in zone urbane o turistiche.
Eppure continuiamo a comportarci come se ogni animale libero fosse “fuori posto”.
La Sicilia era condivisa con gli animali
In Sicilia, per secoli, persone e animali hanno convissuto in modo molto più naturale di oggi.
Gatti nei cortili.
Ricci nelle campagne.
Volpi vicino agli agrumeti.
Uccelli nei centri storici.
Asini, capre e pecore presenti nel paesaggio quotidiano.
Non tutto era perfetto.
Ma esisteva una maggiore accettazione della presenza animale.
Oggi invece qualsiasi forma di vita libera sembra dover essere:
- spostata;
- controllata;
- rinchiusa;
- eliminata;
- allontanata dal contatto umano.
La natura non è un parco a tema
Uno dei problemi moderni è che molte persone vogliono una natura “decorativa”.
Una natura bella da guardare, ma invisibile quando disturba.
Animali sì… ma lontani.
Silenziosi.
Controllati.
Sterili.
Non troppo presenti.
Ma la natura reale non funziona così.
Convivere con gli animali significa accettare che il mondo non sia costruito esclusivamente intorno al comfort umano.
Gli animali non sono ospiti
Quando parliamo di fauna selvatica o di animali liberi, usiamo spesso un linguaggio sbagliato.
Diciamo:
- “sono entrati”;
- “hanno invaso”;
- “stanno occupando”.
Ma gli animali non sono ospiti sulla Terra.
Non vivono qui grazie a una concessione umana.
Hanno lo stesso diritto di esistere sul territorio.
Convivere significa anche rinunciare al controllo totale
Molte persone amano gli animali solo finché restano sotto controllo.
Un cane al guinzaglio.
Un gatto in casa.
Un cavallo dietro una recinzione.
Ma gli animali liberi ci ricordano qualcosa che spesso dimentichiamo: il mondo non è completamente nostro.
Ed è proprio questo che crea disagio.
Perché convivere davvero con altri esseri viventi significa accettare di non poter controllare tutto.
Il Santuario Sotto la Panca e il concetto di convivenza
Al Santuario Sotto la Panca crediamo che proteggere gli animali non significhi dominare ogni aspetto della loro esistenza.
Alcuni animali hanno bisogno di cure, protezione e recupero.
Altri hanno soprattutto bisogno di spazio, sicurezza e rispetto.
Per questo crediamo che il futuro non possa basarsi soltanto su:
- gabbie;
- recinzioni;
- controllo;
- allontanamento degli animali dal territorio.
Serve anche un cambiamento culturale.
Dobbiamo reimparare a convivere.
👉 Leggi anche: Salvare non significa ingabbiare: convivere con i gatti liberi in Sicilia
Restituire spazio agli animali
Forse il vero progresso non consiste nell’occupare ogni spazio disponibile.
Forse consiste nel lasciare finalmente qualcosa anche agli altri esseri viventi.
Più alberi.
Più aree naturali.
Meno violenza.
Meno sfruttamento.
Meno controllo ossessivo.
Perché un mondo in cui gli animali non trovano più spazio non è un mondo evoluto.
È semplicemente un mondo che ha dimenticato come convivere.
🌿 Gli animali non devono meritarsi il diritto di esistere
Non devono produrre.
Non devono essere utili.
Non devono intrattenerci.
Devono semplicemente poter vivere.
E forse il primo passo per costruire una società davvero etica è smettere di considerare il pianeta una proprietà esclusiva degli esseri umani.