Una femmina di cinghiale con tre cuccioli attraversa il margine di un bosco italiano, mentre una lepre rimane nascosta tra l’erba.

L'Italia non è un poligono: guida completa contro il DDL caccia

Sotto la Panca ODV · Presa di posizione

Il DDL caccia corre alla Camera. Più spazio alla lobby venatoria, meno ascolto per scienza, fauna e cittadini: è il momento di scegliere da che parte stare.

23 settembre 2026 Tempo di lettura: 10 minuti DDL S.1552 · Camera C.2984
Vademecum

Petizioni, denuncia europea, pressione parlamentare e referendum: non sono la stessa cosa, ma possiamo sostenerli tutti.

Scopri come agire →

Non è una semplice manutenzione normativa. È una scelta politica: trasformare la fauna, patrimonio indisponibile dello Stato, in una risorsa da “gestire”, usare e mettere a reddito.

Il disegno di legge S.1552, a prima firma del senatore Lucio Malan di Fratelli d’Italia, è stato approvato dal Senato il 23 giugno 2026 ed è ora alla Camera come C.2984. Il 16 settembre l’esame è ripartito in Commissione Agricoltura. Il testo non è ancora legge: proprio per questo parlare, fare pressione e mobilitarsi serve adesso.

Il Governo Meloni e la maggioranza hanno impresso un’accelerazione a una riforma fortemente sostenuta dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. La raccontano come modernizzazione, gestione faunistica e difesa delle tradizioni. Noi vediamo altro: l’allargamento politico e culturale dello spazio concesso alle armi, al profitto venatorio e all’idea che gli animali selvatici esistano in funzione dell’essere umano.

Che cosa cambia davvero

Il testo interviene in profondità sulla legge 157 del 1992, la legge quadro che tutela la fauna selvatica e regola la caccia. Tra i punti più contestati e discussi nel testo approvato dal Senato:

  • La caccia viene presentata anche come attività sportiva e motoria, con valore culturale, economico e sociale: un cambio di linguaggio che prova a normalizzare l’uccisione di animali come pratica meritevole di promozione.
  • Si amplia la flessibilità dei calendari venatori, anche nelle aziende agrituristico-venatorie, pur con limiti introdotti durante l’esame per rispettare i periodi sensibili previsti dalla normativa europea.
  • Si interviene sui richiami vivi, mantenendo l’uso di uccelli per attirarne altri al tiro e modificandone la disciplina. Dietro la parola “richiamo” ci sono animali detenuti e usati come strumenti.
  • Si ampliano strumenti e modalità per il prelievo selettivo di alcuni ungulati, includendo dispositivi ottici ed elettronici entro i casi previsti dal testo.
  • Le aziende faunistico-venatorie e agrituristico-venatorie acquistano un peso economico più esplicito, rafforzando il legame tra uccisione, intrattenimento e profitto.
  • Si riscrivono specie, periodi, controlli, ambiti territoriali e sanzioni: non un ritocco, ma una revisione dell’equilibrio costruito dalla legge del 1992.
Precisione necessaria. Alcune formulazioni sono cambiate durante l’iter e possono cambiare ancora alla Camera. Per questo non attribuiamo al testo effetti non definitivi e colleghiamo in fondo le fonti aggiornate.

La scienza è stata ascoltata?

ISPRA, l’istituto pubblico di riferimento per la protezione e la ricerca ambientale, durante l’audizione alla Camera ha espresso rilievi tecnici importanti. Secondo quanto riferito da sei grandi associazioni — ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-BirdLife Italia e WWF Italia — le modifiche sostanziali non appaiono pienamente in linea con gli obiettivi generali di tutela della biodiversità e dell’ecosistema.

Anche sul piano europeo sono emersi dubbi. Nel dibattito parlamentare è stata richiamata una comunicazione della Commissione europea su possibili incompatibilità con la Direttiva Uccelli, in particolare riguardo periodi venatori, deroghe, richiami vivi e strumenti utilizzati. Questo non equivale a una sentenza definitiva contro l’intero DDL, ma rende ancora più irresponsabile trattare la riforma come una corsa da chiudere in fretta.

La biodiversità non è una concessione del Governo. È un bene comune e un dovere costituzionale.

Una questione politica, fino in fondo

L’articolo 9 della Costituzione tutela ambiente, biodiversità ed ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, e affida alla legge dello Stato la disciplina dei modi e delle forme di tutela degli animali. Una maggioranza dovrebbe partire da qui. Invece parte dalle richieste del mondo venatorio e prova a rivestirle di parole rassicuranti: equilibrio, tradizione, presidio del territorio.

Ma una minoranza armata non può dettare il rapporto di un intero Paese con boschi, campagne e fauna. Chi cammina, vive in campagna, gestisce un rifugio, protegge animali, coltiva senza veleni o semplicemente desidera attraversare un sentiero in pace ha diritto a sicurezza, silenzio e natura viva.

Chiamare “sport” l’atto di colpire un essere senziente non lo rende meno violento. Chiamare “gestione” un ampliamento delle occasioni di sparo non lo rende automaticamente scientifico. Il controllo faunistico, quando davvero necessario, deve essere l’ultima misura di piani pubblici basati su dati, prevenzione e metodi non cruenti: non l’alibi per trasformare ogni squilibrio ecologico in un’opportunità venatoria.

“Dove sono gli animalisti?”

Molti ci sono: associazioni, volontari, santuari, comitati, scienziati e cittadini hanno scritto, manifestato, partecipato alle audizioni e denunciato le criticità. Sarebbe falso dire che nessuno si è mosso.

La domanda vera è più scomoda: dove siamo tutti gli altri? Dove sono le persone che amano gli animali ma considerano la politica una faccenda sporca da evitare? Dove sono i milioni di famiglie che convivono con un cane o un gatto quando la violenza colpisce un animale che non ha un nome umano? Dove sono imprese, personaggi pubblici e istituzioni culturali quando prendere posizione può costare consenso?

L’animalismo che non disturba il potere diventa arredamento morale. Proteggere gli animali significa anche esporsi, votare, scegliere dove spendere e chiedere conto a chi decide.

Boicottaggio consapevole

Togliamo consenso e denaro al sistema della caccia

Boicottare non significa perseguitare persone né diffondere liste senza prove. Significa usare in modo pubblico, pacifico e verificabile il proprio potere economico.

Chiedi trasparenza

Domanda a marchi, agriturismi, tour operator, fiere e associazioni se finanziano eventi venatori, ospitano battute o hanno partnership con organizzazioni di caccia.

Non finanziare la caccia

Se una risposta conferma un coinvolgimento, scegli un’alternativa e comunica educatamente il motivo. Conserva fonti e risposte: i fatti contano più degli slogan.

Scegli turismo cruelty-free

Evita aziende agrituristico-venatorie, pacchetti di turismo venatorio, ristoranti che promuovono selvaggina come attrazione e territori che investono denaro pubblico per glorificare la caccia.

Premia chi protegge

Sostieni rifugi, santuari, guide naturalistiche, oasi, aziende agricole non collegate alla caccia e progetti seri di convivenza con la fauna.

Scrivi a chi ti rappresenta

Contatta deputati e gruppi parlamentari: chiedi il ritiro o una radicale revisione del C.2984 e pretendi voti pubblici, motivati e coerenti con l’articolo 9.

Rendi visibile la scelta

Condividi una ricevuta, una lettera o una recensione civile: “Ho scelto altro perché non finanzio attività venatorie”. Mai insulti, minacce o molestie.

Basta confusione

Come fermare il DDL caccia: il vademecum completo

In questi mesi sono nate molte iniziative. Alcune chiedono di fermare subito il C.2984, altre agiscono in Europa, altre ancora puntano a cambiare la legge sulla caccia. Non sono concorrenti: sono strumenti diversi. Firma le campagne che condividi, falle circolare e sostieni chi sta lavorando in Parlamento, nei tribunali e nelle piazze.

Priorità · Petizione

WWF — Stop Caccia Selvaggia

È la mobilitazione più ampia: oltre 474.000 adesioni. Chiede al Governo di fermare il DDL, tutelare fauna e sicurezza e rispettare Costituzione e norme europee.

Firma WWF
Priorità · Petizione

Greenpeace — La natura non è un terreno di caccia

Chiede al Parlamento di fermare la riforma prima del voto annunciato per novembre e denuncia l’accelerazione che comprime il confronto sugli emendamenti.

Firma Greenpeace
Priorità · Petizione

LIPU — Ferma Caccia Selvaggia

Una campagna centrata su uccelli migratori, aree protette, ruolo scientifico di ISPRA e ritiro del DDL. Firmare aiuta a dimostrare l’opposizione del Paese.

Firma LIPU
Azione europea

Partito Animalista Italiano — Denuncia alla Commissione UE

L’adesione rafforza l’esposto che chiede di valutare una procedura d’infrazione per possibili violazioni delle direttive Uccelli e Habitat e della Convenzione di Berna.

Aderisci
Parlamento

Michela Vittoria Brambilla e LEIDAA

Brambilla ha votato contro il testo base dall’interno della maggioranza, presentato numerosi emendamenti e proposte per impedire l’ingresso dei cacciatori nei fondi privati. Sostenerne l’azione significa rafforzare una frattura politica decisiva.

Segui e sostieni
Legge e tribunali

LAV, ENPA, LAC, LNDC, OIPA e Animalisti Italiani

Hanno portato in Parlamento la proposta popolare “Stop caccia”, partecipano alle audizioni, seguono gli emendamenti, mobilitano le piazze e promuovono ricorsi contro calendari venatori illegittimi.

Segui la battaglia
Referendum · 30 settembre

Articolo 842 — Accesso ai fondi privati

Quesito 7300000, promosso da Rispetto per tutti gli animali APS. Punta a cancellare le disposizioni che consentono ai cacciatori di entrare nei fondi privati alle condizioni oggi previste.

Vai al Ministero
Referendum · 30 settembre

Articolo 19-ter — Leggi speciali sugli animali

Quesito 7300001. I promotori sostengono che renderebbe illegale la caccia; alcuni giuristi contestano questo effetto automatico perché la legge 157/1992 resterebbe in vigore. La sua portata sarebbe valutata dagli organi competenti.

Vai al Ministero
Trasparenza prima di tutto. Le petizioni non hanno il valore giuridico di un referendum; la denuncia europea non apre automaticamente una procedura d’infrazione; sostenere un’associazione non equivale a firmare un atto legislativo. Ma ogni adesione documenta il dissenso, aumenta la pressione e rende politicamente più costoso approvare il DDL. I referendum richiedono invece 500.000 firme ciascuno e successive verifiche di legittimità e ammissibilità.
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